Quelli che…scaricano: muli, torrenti e pirati – Zero1 Episodio # 4

Ben ritrovati su Zero1. Natale è ormai alle porte e, come promesso, parleremo di un argomento decisamente più “soft” del solito. Vocaboli come P2P e file sharing sono ormai di uso quotidiano e credo che chiunque abbia un computer e una connessione ad Internet avrà sicuramente provato, almeno una volta, un programma per scaricare file dalla rete.

Il funzionamento di questi programmi è piuttosto semplice: come per una normale ricerca su Internet, a partire da una o più parole (keywords) vengono poi restituiti dei risultati riferiti a file pertinenti. Ma esattamente dove viene effettuata tale ricerca? La risposta è semplice: all’interno di reti appositamente create per la condivisione di file, note ai più come reti di file sharing.

Per accedere a queste reti serve però un’interfaccia per il collegamento con l’utente: è necessario cioè un software da installare sul computer. Di questi software (comunemente chiamati client) ne esistono molti, il più famoso dei quali è probabilmente eMule. Ciascuno di questi programmi può collegarsi ad una o più reti di file sharing e fornirà ad esse l’elenco di quei file all’interno del proprio computer che sono stati selezionati per la condivisione.

È bene però precisare che il più delle volte la ricerca viene effettuata su nodi speciali della rete (servers) che inglobano le liste dei file condivisi da ciascun utente collegato. Lo scaricamento vero e proprio (download) viene invece effettuato tra utenti: da qui l’abusatissimo ed arcinoto acronimo P2P (Peer To Peer). Da notare inoltre che per velocizzare il download, il client “frantuma” il file in pezzi più piccoli (detti chunk) e procede allo scaricamento di ognuno di essi, contemporaneamente e da più utenti. Quando infine tutti i chunk sono stati scaricati il client provvede al loro riassemblaggio nel file originale ed eventualmente al controllo sull’integrità dei dati. Semplicemente, la rete funge da tramite per gli utenti al fine di velocizzare la ricerca e il download dei file.

Negli ultimi anni si è diffusa e imposta un’altra tecnologia di file sharing: il Bit Torrent. Diversamente dalla rete utilizzata da eMule, questo sistema non fa uso di server centrali, bensì di tracker, anch’essi tutto sommato dei server, che di fatto però non confluiscono in un’unica rete ma determinano più sottoreti disgiunte.

Il file sharing attualmente occupa una buona fetta dell’intero traffico Internet; la causa primaria di questo è perché si sono create in tutto il web delle enormi comunità che condividono file per lo più illegalmente, cioè offrendo contenuti protetti da copyright, quali ad esempio: film, album musicali, libri elettronici e software.

Ma, contrariamente ad un’opinione comune, non è illegale scaricare file in senso assoluto, lo diventa però quando l’oggetto del download è un file il cui contenuto è coperto da diritti di autore o comunque quando la diffusione di tale file è vietata dall’autore o dalla legge. C’è dunque una bella differenza: se ad esempio decidessi di condividere questo articolo su una rete utilizzata da eMule, dichiarando la volontà di diffonderlo in tale rete, gli utenti che dovessero scaricarlo (spero in tanti) non commetterebbero alcun reato. Idem se dovessi fare lo stesso per un file MP3 che, da me composto strimpellando qualche nota con la chitarra, una volta condiviso dovesse essere scaricato da qualche utente (e qui spero pochi).

Benchè se ne parli poco, per la legge il reato esiste e le multe possono essere salate anche per il download ad uso personale. E non è escluso che nei prossimi mesi non si inizi a discutere anche in Italia della famosa legge delle tre disconnessioni, approvata dal senato Francese pochi giorni fa (vedi HADOPI). Questa legge obbligherebbe i provider (coloro che forniscono i servizi di connessione ad internet) a controllare il traffico P2P illegale e successivamente provvedere alla disconnessione coattiva dell’utente dalla rete. Questa misura finale verrebbe attuata per una durata variabile dai due ai dodici mesi e solo se l’utente dovesse, dopo aver ricevuto due avvertimenti, perseverare.

È un dibattito che in un’ottica più vasta può essere incluso nel discorso generale sulla libertà di espressione, della quale i bloggers temono di essere defraudati con simili provvedimenti legislativi. Mai sui blog, bloggers e blogosfera torneremo nel prossimo numero. Come sempre, potete scrivermi utilizzando la solita voce di menu Contatti.

Adesso vado, devo scaricare alcune cose!

Buone vacanze e alla prossima.

Il presente articolo è stato pubblicato anche sul periodico XD Magazine

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