Privacy e anonimato in rete – Zero1 Episodio # 3

Rieccoci per l’appuntamento autunnale di Zero1. Nello scorso episodio abbiamo parlato di una piaga informatica conosciuta con il nome di SPAM e di come sia oggigiorno connessa alle problematiche riguardanti la privacy e l’anonimato in rete: ed è di questo che oggi ci occuperemo. Il tutto senza alcuna pretesa di esaustività (per ovvi motivi di spazio, ndr) e visto da un punto di vista pratico più che legale. L’avvento delle nuove tecnologie ha portato negli ultimi anni indubbi vantaggi per la comunità. Alcune di esse hanno però sollevato non pochi dibattiti a causa della loro “invadenza” più o meno percepita dalle persone. Basti pensare, tanto per fare un esempio, alle videocamere di sorveglianza, piazzate ormai ovunque e alla telefonia su Internet (VOIP). Il problema è molto vasto e copre svariati ambiti sociali, ma la diffusione generalizzata di Internet ne ha di fatto accentuato la sostanza. Per quel che concerne la Rete, il problema consiste di due aspetti fondamentali, correlati tra loro: la riservatezza dei dati personali (ove richiesti) e l’anonimato in rete.

Il primo aspetto, al quale diamo spazio in questo articolo, è alla portata quotidiana di tutti gli Internauti e riguarda l’accesso tramite credenziali in quei siti dove è necessario in primis registrarsi e successivamente identificarsi ogni qualvolta vi si fa ritorno. In tutti questi casi, durante la fase di registrazione è necessario includere alcune informazioni, tra cui il proprio nome e cognome, un indirizzo di posta elettronica, numeri di telefono fissi e mobili, a volte anche il codice fiscale e via dicendo: chiaramente essi rappresentano dati strettamente personali. In altri casi è anche previsto l’inserimento di informazioni che riguardano le abitudini, le preferenze e i gusti dell’utente: anche qui, seppur spesso non sia obbligatorio digitarli, parliamo comunque di dati personali.

A questo punto tutti potrebbero porsi domande del tipo: Dove e come vengono memorizzati i dati? Chi li gestisce? Con quali finalità verranno utilizzati? Saranno ceduti a terzi? E’ possibile richiederne la rimozione in un secondo momento? E come? Le risposte a tutte queste domande deve fornirle il sito stesso prima della conferma della registrazione, attraverso un’informativa sulla Privacy che l’utente dichiarerà letta ed accettata, per poi procedere alla registrazione vera e propria. Questa informativa è obbligatoria per legge ed è pressoché identica a quella normalmente firmata nei comuni atti cartacei.

Come al solito, sovente si sottovalutano i rischi e si finisce per accettare i termini dell’informativa senza neppure leggerli. Capita quindi di ricevere promozioni sul telefonino, posta indesiderata e, in casi estremi, i propri dati pubblicati sul web. Le finalità del trattamento dei propri dati sono fondamentali e dovrebbero sempre essere lette prima di sottoscriverle. L’importanza dell’argomento è tale che non a caso anche la classe politica si è attivata a riguardo: in parlamento, seppur in ambiti decisamente più ampi, c’è stato un acceso confronto sul tema e tutt’ora se ne dibatte. L’istituzione dell’Autorità Garante della Privacy e la crescente influenza che essa sta acquisendo ne è la prova.

Quindi la scena è per lo più contesa da chi vorrebbe garantita la privacy al 100% , ovunque e comunque, quale tutela totale della riservatezza dei dati personali e da chi, invece, è disposto a cederne una parte al fine di ricevere maggiore sicurezza personale e per la comunità. A proposito di questo, l’esempio delle videocamere di sorveglianza è uno dei più calzanti per la loro indiscutibile utilità sociale in termini di sicurezza e al contempo per la perpetua violazione della privacy dei soggetti ripresi. Considerando però che le registrazioni sono conservate per un periodo limitato, consultate soltanto in determinati casi e che sono fondamentali per l’identificazione di persone non proprio perbene, possiamo assumere la cosa come un compromesso più che accettabile per la comunità.

D’altro canto sul web esiste una corrente di pensiero piuttosto diffusa, che vorrebbe il totale anonimato per l’utente e che fonda le proprie basi sul principio che la rete sia una sorta di luogo franco, non controllato e non controllabile. Pensiero condiviso, come è lecito supporre, dagli utenti dei servizi di file sharing e dei quali parleremo nel prossimo numero. Come sempre, potete scrivermi utilizzando la voce di menu Contatti. Non vi preoccupate, tratterò i vostri dati con discrezione!

Alla prossima.

Il presente articolo è stato pubblicato anche sul periodico XD Magazine

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